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Compagne e compagni, in questo blog inseriremo tutti i documenti e le attività della Sinistra Giovanile del Medio Campidano.
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”. A. Gramsci




Organizzazione SG Medio Campidano
Segretario: Domenico Sanna (dome.sanna@tiscali.it)
Vice Segretario: Roberto Ibba (roberto.ibba@tiscali.it)
Segreteria
Paola Garau
Claudio Seda
Fabio Matta
Federica Garau
Matteo Marroccu
Andrea Caddeo
Elena Fadda
Gianluca Vacca
La timidezza ha accompagnato tutta la mia vita. Da ragazzo non alzavo gli occhi da terra. Strisciavo alle pareti per non esser visto.
Sul principio pensavo che fosse una malattia mia o al massimo della mia famiglia. La mamma è di quelle che si intimidiscono davanti a un modulo di telegramma. Il babbo osserva e ascolta, ma non parla.
Più tardi ho creduto che la timidezza fosse il male dei montanari. I contadini del piano mi parevano sicuri di sé. Gli operai poi non se ne parla.
Ora ho visto che gli operai lasciano ai figli di papà tutti i posti di responsabilità nei partiti e tutti i seggi in parlamento. Dunque son come noi. E la timidezza dei poveri è un mistero più antico. Non glielo so spiegare io che ci son dentro. Forse non è nè viltà nè eroismo. È solo mancanza di prepotenza
Don Lorenzo Milani, Lettera ad una professoressa, 1967
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31 dicembre 2007
Giorgio Bocca da L'Espresso
I moderati di massaUna borghesia senza principi ma ricca
di denaro, di conoscenze, di privilegi, domina il paese senza bisogno,
per ora, di leggi speciali e di polizia
I partiti politici italiani sembrano dominati da una frenesia
nominalistica, dalla voglia incontenibile di cambiar nome, simbolo,
distintivo, bandiera, di camuffarsi, di fingere di essere ciò che
non sono. Tutti amanti di una libertà che negano agli altri negli
affari, come nell'informazione, come nella giustizia, tutti
pensierosi di un popolo che disprezzano, temono e ingannano, pronti
a lodare una morale che violano ogni giorno, ogni ora. Non la
poltiglia senza nome e senza ideali di cui parla il mio amico De
Rita, ma un sistema di ferree complicità fra benestanti, di
assoluta reverenza per il dio denaro.
In questo sistema che può essere chiamato in vari modi, come
consumismo anarcoide, dominio dei manager, produttivismo senza
regole, domina un'idea che ha conquistato sia coloro che
privilegia, sia quanti a esso si rassegnano: c'è un solo dio, una
sola morale, un solo scopo, un solo modello sociale, una sola way
of life, una sola pagana religione: il denaro, la ricchezza, i
soldi da cui tutto deriva, tutto dipende.
Perché milioni di italiani corrono ai gazebo di Berlusconi per
aderire appassionatamente alle sue false promesse populistiche,
alle sue promesse di ordine e di benessere quotidianamente smentite
dalla misera realtà di un paese in declino? Perché sperano di
entrare in qualche modo a far parte dell'Italia che rappresenta,
l'Italia dei moderati che sono i benestanti di massa, la borghesia
senza principi ma ricca di denaro, di conoscenze, di privilegi, che
domina il paese senza bisogno, per ora, di leggi speciali e di
polizia.
Si vuole un esempio recente di questa dittatura morbida? In una
fabbrica torinese, un'acciaieria, avviene una strage di operai
bruciati vivi da un'esplosione di gas incandescente. È chiaro a
tutti che la sciagura è stata causata dal produttivismo ossessivo,
dalla mancanza di precauzioni e di prevenzioni.
In una società meno consumistica, meno serva del profitto a ogni
costo scoppierebbe una rivoluzione, una rivolta di popolo.
Nella Torino del capitalismo anarcoide niente: gli operai morti
vengono sepolti, i parenti risarciti con modeste regalìe, i padroni
della fabbrica liberi e anche sdegnati, la colpa non è loro, ma
degli operai che dovevano badare agli estintori.
Cercare altri esempi, ricordare altri esempi è persino ridicolo.
Giornali e case editrici non fanno altro che sfornare libri,
memoriali, saggi in cui si raccontano per filo e per segno le
violazioni delle leggi, dei regolamenti, dei normali rapporti
civili avvenuti nel paese.
Un libro dal titolo 'Gomorra' racconta con realismo estremo i
delitti della camorra, un altro, 'La Casta', elenca i notabili che
dovrebbero stare in galera, i cortigiani del capo dei moderati
fanno gli elogi dello stalliere mafioso che doveva essere associato
all'ergastolo e invece accompagna a scuola i figli del padrone.
Ma perché questi libri sono dei bestseller, perché le loro edizioni
si succedono? Perché i i lettori vogliono finalmente conoscere il
marcio che li circonda? No, credo che il vero movente sia un altro,
sapere come i furbi sono riusciti a fare i soldi, a diventare
ricchi e potenti violando quei freni per gli sciocchi che sono le
leggi.
Poi anche nella società del capitalismo anarcoide qualcuno capisce
come stanno veramente le cose, esce dall'apatia, s'infuria. Ma sono
jacqueries: tumulti da lazzaroni che la classe dominante dei
moderati di massa può sopportare, chiusa nei suoi quartieri
blindati.(28 dicembre 2007)
| inviato da sgmediocampidano il 31/12/2007 alle 12:38 | |
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31 dicembre 2007
Candidati alle regionali secondo L'Unione Sarda
Regionali, parte la corsa verso il 2009
Al via in entrambi i poli le grandi manovre per la leadership
Potrebbe ripetersi il duello Soru-Pili ma anche determinarsi un derby tra sindaci: Emilio Floris contro Tore Cherchi.
Dire che alle elezioni regionali mancano 18 mesi è corretto ma
fuorviante, se si parla di candidature. Negli ultimi giorni il
dibattito sulle leadership nei due poli, in vista del 2009, è riemerso
con forza nelle conferenze stampa di fine anno del presidente della
Regione e del sindaco di Cagliari. Renato Soru ha ribadito l'intenzione
di ricandidarsi, Emilio Floris non si è sbilanciato ma non ha chiuso
del tutto le porte. I NOMI IN BALLO
Insomma, nei due poli si pensa già al futuro. Nel centrosinistra, il
segretario del Pd Antonello Cabras, in un'intervista all'Unione sarda,
ha spiegato che la candidatura di Soru è «una decisione presa in
solitudine». E quindi non si può escludere che il Pd schieri nomi
alternativi, nelle primarie per la presidenza. Nessuno dice
ufficialmente chi: viene da pensare a figure come Tore Cherchi,
Antonello Soro, o lo stesso Cabras. Forse anche Graziano Milia. Certo,
se il centrosinistra arriva al 2009 sulla scia di uno scontro interno,
chiunque vinca sarà il capo di un esercito logoro, destinato a
probabile sconfitta. Ma sembra difficile recuperare alcuni alleati (e
parte del Pd) a un sostegno convinto di Soru. Né si profila
un'alternativa in qualche modo costruita insieme allo stesso
governatore, magari chiamato ad altri incarichi. Nel centrodestra
circola da tempo una lunga rosa di nomi: in gran parte di Forza Italia
(oltre a Floris anche Mauro Pili, Salvatore Cicu, Settimo Nizzi e Beppe
Pisanu), ma tra i papabili non si può non annoverare anche Mariano
Delogu (An) e Massimo Fantola (Riformatori). Come outsider, si
possono ipotizzare i nomi di Paolo Maninchedda, ex Progetto Sardegna
ora Psd'Az, e di Mario Medde, segretario della Cisl. Quest'ultimo è
stato citato a più riprese dal segretario dell'Udc, Giorgio Oppi, come
possibile leader del centrodestra (ma il disegno potrebbe essere più
“centrista”, visto il recente rapporto dello scudocrociato con Udeur e
sardisti). Medde però finora ha sempre smentito di essere interessato.
L'incrocio tra i vari nomi può proporre diverse sfide a due: ecco
alcune delle più probabili. SORU-PILI La rivincita del 2004
resta, secondo molti, ancora la soluzione più credibile. Nel
centrosinistra gli antisoriani non avrebbero la forza di liberarsi dal
governatore, e dall'altra parte la scelta potrebbe provenire
direttamente da Berlusconi. C'è chi dà Pili in caduta libera nelle
preferenze del Cavaliere, ma si diceva anche prima delle Politiche
2006: quando, improvvisamente, l'ex governatore comparve al numero due
della lista per la Camera, subito dopo Silvio. SORU-FLORIS
Nel centrodestra le quotazioni del sindaco di Cagliari sono in ascesa,
se non altro per i veti incrociati tra gli altri aspiranti leader.
Profilo moderato, ha convinto due volte - e con ampi scarti - gli
elettori del capoluogo: ma prima di arrivare alla nomination Emilio
Floris dovrà superare diversi ostacoli. Sarebbe interessante vederlo
contrapposto al presidente della Regione, con cui ha avuto in questi
anni un rapporto fatto di polemiche ma anche di collaborazione: tanto
che c'è chi troverebbe strano vedere i due scontrarsi apertamente in
campagna elettorale. CHERCHI-FLORIS Sarebbe un derby tra
sindaci molto popolari: anche Tore Cherchi, seppure in un Comune meno
popoloso come Carbonia, si è guadagnato il secondo mandato con
percentuali elevatissime (quasi l'80 per cento, nel suo caso). È
considerato un buon amministratore, pragmatico ed esperto, e
attualmente è anche presidente regionale dell'Anci, l'associazione dei
Comuni. SORO-NIZZI Non è il confronto più probabile, ma
entrambi potrebbero aspirare alla leadership (se volessero: Antonello
Soro ha già fatto sapere di non volere, ma non si sa mai). Soro è oggi
capogruppo dell'Ulivo alla Camera, uno dei ruoli più importanti nel
partito. E non potrebbe essere considerato una restaurazione rispetto a
Renato Soru, avendolo sostenuto lealmente quando era segretario
regionale della Margherita. Settimo Nizzi è stato quasi investito in
diretta da Berlusconi, a Olbia, in un comizio di piazza di pochi mesi
fa. Non è facile partire dalla Gallura per diventare il presidente
della Regione, ma non si può ignorare l'affetto dell'ex premier. GIUSEPPE MELONI
31/12/2007
| inviato da sgmediocampidano il 31/12/2007 alle 12:34 | |
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21 dicembre 2007
Da altravoce.net
venerdì 21 dicembre 2007
Il Pd non esiste, già fallito anche in Consiglio
senza capogruppo, le correnti contro
Il partito dei consorzi vara la controriforma
di Marco Murgia
Avanti a forza di vertici, allargati e non, il Partito democratico
resta imbrigliato nel vortice iniziato con la corsa per la segreteria
regionale durante le primarie di ottobre: due passi avanti a ogni
incontro e due passi indietro la mattina dopo. Il risultato è una
proposta di legge finanziaria ferma all'articolo 3 (su 13) in
commissione Bilancio e l'ennesima spaccatura, annunciatissima, in
commissione Industria: dove è passato a maggioranza ma senza i voti di
Marco Meloni (Margherita) e Mario Bruno (Progetto Sardegna) il progetto
di legge sul riordino dei consorzi presentato da Giovanni Giagu (anche
lui della Margherita). Una controriforma conservativa rispetto alla
volontà della Giunta di liquidare i costosi, inutili carrozzoni.
Tutto senza un capogruppo: nell'incontro di ieri sera, convocato per
le 21, si è parlato solo di regolamento interno (l'approvazione
dovrebbe dare una svolta in questo senso), così come la notte prima si
era parlato di come procedere sulla manovra di bilancio: ipotesi
dimenticata già ieri mattina. E ormai il primo mese di esercizio
provvisorio è alle porte, anche se l'obiettivo dichiarato è risolvere
le due questioni nei giorni fra Natale e Capodanno: con il
licenziamento del testo dalla commissione Bilancio intorno al 27 o 28 e
la scelta di chi diventerà il portavoce del gruppone. Scelta spinosa,
sottolineano in molti, «perché non ci sono le condizioni».
Il punto è capire quanto la full-immersion, tra vertici e lavori nei
parlamentini, possa pagare: le opinioni interne e il modo di procedere
restano comunque distanti. Un esempio è la riunione di due notti fa:
per qualcuno «positiva», per altri inutile in una situazione
«impaludata». Non è servita neanche la presa di posizione forte del
presidente del Consiglio regionale: in sostanza Giacomo Spissu ha
richiamato all'unione di intenti, almeno sui temi forti della
finanziaria, e alla discussione e approvazione comune degli emendamenti
da presentare. Un intervento, pare di capire, ritagliato su misura per
i quattro consiglieri della Margherita più attivi in questa direzione -
Biancu, Giagu, Cuccu e Sabatini - e per il diessino Silvio Cherchi.
Discorso recepito? Secondo lo stesso Spissu «la riunione servirà a
dare una accelerata al lavoro in commissione ma anche ai rapporti
interni al Pd: già sedersi attorno a un tavolo tutti insieme è servito
a capir qualcosa di più». Non abbastanza, sembra, se è vero che gli
emendamenti con le quattro o cinque firme sopra citate restano una
trentina: esattamente il contrario di quanto si era chiesto la notte
prima. Quindi ieri, dopo due giorni di sospensione, in commissione
Bilancio di nuovo lavori a rilento: quasi concluso l'esame
dell'articolo 3 sul personale, oggi sarà il giorno del quarto. Poi,
dopo Natale, si vedrà.
Però lo spazio per le critiche c'è tutto, tanto da parte degli
alleati quanto da parte dell'opposizione. Visti i risultati raggiunti
ieri, è di nuovo Luciano Uras a richiedere una verifica politica
complessiva: «In realtà non è cambiato nulla: ognuno resta sulle
posizioni di partenza», ribadisce il capogruppo di Rifondazione, «e
senza quella verifica sarà difficile andare avanti». Può bastare per un
partito che secondo Siro Marroccu, papabile capogruppo, sta diventando
«un elemento di disgregazione, quando invece dobbiamo far sì che sia
uno strumento aggregante e di rafforzamento dell´azione di governo»?
Dall'opposizione la risposta è chiara. Arriva per bocca di
Piergiorgio Massidda: «Con la Sardegna in ginocchio, questa Giunta
continua a litigare su tutto. Congelando la finanziaria e paralizzando
un'intera regione, stanno combinando più danni del maltempo», attacca
il coordinatore di Forza Italia, «Soru e compagni hanno da tempo
bloccato i lavori del Consiglio a causa delle loro liti interne delle
quali stanno facendo le spese tutti i sardi».
Fiduciosa la replica di Chicco Porcu: secondo il capogruppo di
Progetto Sardegna «la dialettica che è in atto nel Partito democratico
è solo una crisi di gioventù. Il Pd contribuirà certamente al
superamento della frammentazione del sistema dei partiti, vero male
oscuro della politica italiana, e sarà decisivo per dare impulso alle
riforme in Sardegna ed in Italia».
Consorzi industriali: stesso schema e stesse divisioni
Sarà pure come dice Porcu ma intanto la stessa situazione si
riflette anche in commissione Industria, dove sono stati approvati a
maggioranza gli articoli sul riordino dei consorzi industriali, senza i
voti dei consiglieri Marco Meloni (Margherita) e Mario Bruno (Progetto
Sardegna). Succede che a tempo di record la commissione presieduta da
Giovanni Giagu approvi una proposta di legge - ora trasmessa alle
commissioni Autonomia e Bilancio, quindi suscettibile di
trasformazioni, e in attesa del parere non vincolante del Consiglio
delle Autonomie locali - dopo che per tre anni la proposta della Giunta
era rimasta chiusa in un cassetto. Una brusca accelerata che segue il
tentativo di infilare la riforma nella finanziaria attualmente in
discussione, stralciata in parte come norma intrusa da Spissu.
Il nuovo testo, che unifica tre distinte proposte, è composto da
otto articoli e due tabelle. Contrariamente a quanto proponeva viale
Trento, si prevede il passaggio da 16 a 8 consorzi, uno per provincia,
e non alle agenzie previste dall'esecutivo: sostituiranno quelli
esistenti o in parte li assorbiranno. I consorzi industriali
provinciali saranno responsabili della gestione delle aree industriali
aventi dimensione sovracomunale, eserciteranno azioni di sviluppo e
valorizzazione imprenditoriale, funzioneranno in coerenza con la
programmazione regionale e col piano provinciale di programmazione
economica.
I nomi: Consorzio per l'area di sviluppo industriale di Cagliari,
Consorzio per l'area di sviluppo industriale della Sardegna
centrale-Nuoro, Consorzio industriale Nord Est Sardegna (Cines),
Consorzio per il nucleo di industrializzazione dell'Oristanese -
Oristano, Consorzio per il Nucleo di industrializzazione del Sulcis
Iglesiente, Consorzio per l'Area di sviluppo industriale di Sassari -
Porto Torres - Alghero, Consorzio industriale di Tortolì - Arbatax,
Consorzio per la Zona di sviluppo industriale di Villacidro. Gli organi
dei nuovi enti saranno l'assemblea generale, composta dal sindaco di
ciascun comune facente parte del consorzio, dal presidente della
Provincia interessata e da due rappresentanti delle associazioni
datoriali; il consiglio di amministrazione, composto da cinque membri
al massimo, componenti l'assemblea generale; un collegio dei revisori
dei conti.
Secondo Giagu è «un testo ben costruito, che risponde alle
indicazioni degli enti locali: potrà essere discusso e approvato in
aula subito dopo la finanziaria». Per Sergio Marracini, capogruppo
Udeur, «è un passo avanti importante nel processo di
razionalizzazione». Di altro avviso i colleghi di maggioranza Meloni e
Bruno: i due consiglieri, da sempre vicini al presidente Soru,
avrebbero preferito «una soluzione radicale, di abolizione» dei
consorzi industriali e di trasferimento delle loro competenze agli enti
locali «con una netta riduzione dei costi e un miglioramento
dell'efficienza dei servizi forniti dalle imprese».
Ovviamente la questione pesa anche sugli equilibri nel Pd: «Come
consiglieri del Partito democratico abbiamo ritenuto molto grave che si
sia proceduto all'approvazione di un provvedimento non condiviso
nell'ambito del gruppo e del partito, tanto più che si è seguita
un'impostazione contrastante con quella espressa dalla Giunta
regionale. Sarebbe stato più saggio dare seguito alle affermazioni del
segretario Cabras, il quale, in diverse occasioni, ha ribadito che in
caso di dissenso è opportuno confrontare le diverse posizioni e
giungere a una posizione comune del gruppo consiliare. In questa
circostanza si è preferito, invece, spaccare il Pd e votare
costantemente assieme all'opposizione».
Per questo, dicono Bruno e Meloni, «crediamo necessario completare
quanto prima il chiarimento avviato ieri (mercoledì, ndr) nella
riunione del gruppo consiliare del Pd, cosicchè le decisioni sul merito
delle questioni - compresa quella sul riordino delle aree industriali -
siano assunte secondo procedure chiare e democratiche e tutti i
consiglieri iscritti al gruppo siano vincolati a rispettarle».
| inviato da sgmediocampidano il 21/12/2007 alle 16:1 | |
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8 dicembre 2007
Manifestazione contro l'aumento delle tasse universitarie
| inviato da sgmediocampidano il 8/12/2007 alle 20:49 | |
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23 novembre 2007
Simbolo del Partito Democratico
| inviato da sgmediocampidano il 23/11/2007 alle 20:39 | |
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22 novembre 2007
Consorzi Industriali in Sardegna
giovedì 22 novembre 2007
Il vero business dei Consorzi 16 sardi su 67 in tutta Italia: zero industrie ma intoccabili Mappa del potere, tutti dentro
di Giorgio Melis
Norme intruse, norme astruse? Non pertinenti, dunque da espungere. O da cassare per sempre. Perché “impertinenti”: quasi eversive per il grande, vero affare dei Consorzi industriali. Off limits, limite invalicabile: non si passa, chi li sfiora deve morire (almeno politicamente). Hanno le spalle coperte da decine e decine di rappresentanti di tutti i partiti. Tutti coinvolti in maggiore o minor misura. Dunque intoccabili, protetti, blindati. Non producono industria: in compenso forniscono un centinaio di poltrone ben remunerate per i consiglieri d'amministrazione, decine di incarichi per i sindaci-controllori, alcune centinaia di impieghi tutti (o quasi) “politici”. Naturalmente senza concorso, per chiamata diretta e benevola, con un numero di dirigenti sproporzionato: un generale ogni dieci soldati.
Molti consorzi hanno la gestione di aziende controllate (la maggiore: il Tecnocasic), con altri cda, altri sindaci e altro personale indicato dai partiti. I 16 direttori costano oltre due milioni e 300 mila euro all'anno, con exploit individuali pazzeschi. Un blocco di potere nel quale tutte le forze politiche si bagnano il becco da decenni, con soldi pubblici, bilanci oscuri e quasi irrintracciabili. Siamo i primi e i peggiori, con un primato da sganasciarsi dalle risate. In Sardegna l'industria è quasi scomparsa ma abbiamo 16 consorzi industriali sui 67 operanti nel Paese: il 25 per cento. Nel confronto tra regioni stracciamo anche la Sicilia: ne ha solo 11 con popolazione tripla e ben altro apparato produttivo.
Un record giustamente riconosciuto e apprezzato. Infatti la Federazione italiana degli enti ha premiato il padre di tutti i presidenti di tutti i consorzi sardi. Il presidente nazionale è Sandro Usai: riservato com'è, non parla mai di questo incarico prestigioso, ignoto a quasi tutti. Da oltre vent'anni “padrone” del Casic dopo una decina da presidente della Camera di commercio di Cagliari, ex consigliere regionale Dc, poi transitato per altri due-tre partiti: sempre a galla, cambiando bandiera con ogni maggioranza, cooptando via via i parvenus di sinistra, destra e centro ma restando il dominus con ogni schieramento.
Non è da ritenere assolutamente casuale la presenza di Usai ieri nel palazzo di via Roma, avvistato da molti e a colloquio con più di un esponente di gruppi vari. Lo si è visto con una borsa in mano e una cartella: qualcuno dà per certo che fosse latore di emedamenti (forse soppressivi) sulle norme per i Consorzi industriali. Oggi l'aula si pronuncerà sulle norme salvate da Spissu, bocciate in commissione (voti di Biancu, Cucca e del diessino Silvio Cherchi assieme al centrodestra), confermate dal presidente del Consiglio. Si tenterà il colpo gobbo: rigettare in aula la conferma di Spissu a favore delle norme. Siamo al tutto per tutto: far incagliare a qualunque costo la riforma, benché dimezzata.
Il sistema è bloccato e inossidabile. Sul quale si esercitano furiose battaglie di potere politiche, elettorali di scambio, di appalti, progettazioni, direzione dei lavori e consulenze: sempre concluse da spartizioni consociative perché garantiscono un controllo sul territorio deindustrializzato ma ad altissima densità di benefici e privilegi grazie ai consorzi senza ciminiere. Attorno ai quali ruotano centinaia di persone e grandi interessi di terreni e opere pubbliche finanziate dalla Regione e dallo Stato: quasi fuori da ogni controllo.
Ecco, questa è, in breve sintesi, la grande torta costata nei decenni migliaia di miliardi (in lire) pubblici (basti pensare al Casic, su terreni infestati da sorci e serpi), gestiti privatissimamente. Un big business che di tanto in tanto alimenta qualche inchiesta giudiziaria per i conflitti tra i salvati e i sommersi od esclusi. E piccoli e grandi scandali che di solito vengono soffocati silenziosamente: tappando la bocca con bavagli d'oro ai contestatori tacitati o recuperati con prebende e altro: in una sinergia incestuosa con le forze politiche, le loro nomenklature e moltissimi amministratori locali. Una storia antica e dolente ma sempre attuale. Questo lo scenario appena accennato. Lo esploreremo in un viaggio con arnesi da scasso perché avere bilanci aggiornati, composizione dei consigli d'amministrazione delle aziende controllate (un giro di scatole cinesi impenetrabile) è praticamente impossibile: blindate meglio dei forzieri di Bankitalia.
Sulle barricate contro la riforma si schierano alleanze trasversali
Questo è solo l'antipasto del mega-affare. Ma bastevole a spiegare le furiose reazioni contro la riforma (scioglimento dei consorzi, via i pletorici cda da sostituire con un commissario unico, preludio al passaggio delle competenze agli enti locali) proposta dalla Giunta regionale: ferma da tre anni in Consiglio regionale. Intese trasversali d'acciaio e a larghissimo spettro difendono a oltranza poltrone, potere, soldi, voti che hanno fatto la fortuna elettorale di numerosi consiglieri, parlamentari, sindaci e assessori. Da due anni, Soru - visto che giace in pace nella commissione industria presieduta da Giovanni Giagu della Margherita - ha provato a inserire la riforma nella legge Finanziaria. Respinto con perdite.
Ci ha riprovato nelle scorse settimane e mal gliene è incorso. Il presidente del Consiglio, Giacomo Spissu, strattonato pesantemente da tutte le parti, ha dichiarato “intruse” metà delle norme: salvandone tuttavia la parte più temuta. Quelle che, se approvate in Aula, consentirebbero alla Regione almeno il commissariamento dei consorzi, anche se non la costituzione delle agenzie che dovrebbero sostituirli. Spissu è diventato il nemico numero due (dopo Soru: nemico pubblico numero uno) dei paladini del grande affare. Ha confermato la scelta del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno dopo che la commissione bilancio, al termine di una seduta travagliatissima, aveva votato all'unanimità dei presenti per il rigetto dell'intera riforma. Voto reso possibile dal pronunciamento del presidente Giuseppe Cucca (Margherita) col capogruppo Antonio Biancu: hanno votato col centrodestra in aperta guerriglia con Ds, Progetto Sardegna e la Giunta, con abbondono della riunione di Siro Marrocu, Chicco Porcu e Giovanni Floris.
Scatenati Marracini, Biancu, Capelli: in difesa di Sandro Usai, Oppi e Murgia
Ma i pasdaran sono stati frustrati nella loro resistenza a oltranza da Spissu, che ha mantenuto la barra ferma, visto che la decisione della commissione non è vincolante. Sergio Marracini (segretario dell'Udeur: l'ultimo partito conosciuto - per ora - sotto la cui ala si è rifugiato Sandro Usai, coperto a 360 gradi) ha definito la decisione del presidente «un colpo di Stato»: per lui lo Stato è tutto a Macchiareddu, evidentemente. Per Roberto Capelli (Udc) è un grave affronto istituzionale di Spissu «alla volontà della commissione bilancio». È assolutamente immaginario ogni riferimento o accostamento al fatto che il segretario dell'Udc e di Capelli, Giorgio Oppi, abbia dominato e domini con suoi uomini (e anche un nipote) i due consorzi del Sulcis-Iglesiente: in uno dei quali è stato per anni presidente, con uscita e rientro a seconda dei venti elettorali. E che un altro esponente dell'Udc sia a capo del potentissimo Tecnocasic: quel Mario Murgia che non ha voluto tuttavia far mancare il suo voto alle primarie del Pd.
L'exploit di Biancu, che aveva sparato a zero da subito e continua, è invece dettato solo dalla puntigliosa volontà di far rispettare le norme consiliari: ininfluente il fatto che il suo partito abbia il controllo di alcuni consorzi, sia presente in molti altri e personalmente abbia due uomini politicamente vicini in quello oristanese. Certo l'opposizione di An, con Mario Diana, è motivata da ragioni politiche. Mentre Ignazio Artizzu tace (ma voterà, voterà) essendo consigliere d'amministrazione del Casic. La difesa a spada tratta dell'esistente coinvolge larghissima parte dei Ds, specie quella vicina al cardinal-segretario Antonello Cabras, che ha grande influenza in numerosi consorzi con suoi uomini: inclusi diversi consiglieri regionali ed ex che prendono i loro bravi gettoni nei cda.
I nomi e le appartenenze nei consorzi: nessun partito manca all'appello
Da Cucca a Biancu, passando per Marracini e Pittalis, più Capelli e varia umanità, in sinergia con l'intera opposizione, hanno già annunciato che la guerra proseguirà in aula. I riformatori no pasaran. Contano di affossare in aula la normativa sfuggita alla potatura “intrusiva” con apporti di schiere di consiglieri: tutti insieme (o almeno molti) appassionatamente a difesa di istituzioni fondamentali per l'economia sarda: come le comunità montane che comprendevano anche i paesi al livello del mare (o anche sotto), i consorzi di bonifica che concimavano e irrigavano i terreni e i conti in banca di molti amministratori. Una parte significativa della grande manomorta e parassitaria, la rendita di posizione, emolumenti, impieghi e voti del notabilato dei partiti. Una massa di manovra di potere ed elettorale: nessuno la tocchi, tutto deve restare com'è perché niente cambi.
I frenatori possono farcela, come finora è accaduto, perché il coinvolgimento è davvero impressionante. La prima tabella che pubblichiamo mostra la composizione dei consigli d'amministrazione dei 16 Consorzi e Zir (zone industriali di interesse regionale), con i designatori e l'appartenenza politico-partitica-personale di molti di loro: quelli di cui siamo riusciti a individuare faticosamente l'estrazione. Qualche casacca forse dovrà essere aggiornata - sono gradite le segnalazioni - ma è un documento emblematico della generalizzata infiltrazione e dominanza partitica nei consorzi. Una mappa che riflette i mutevoli rapporti di forza ed equilibri tra gli schieramenti e nei partiti. Spiega meglio di ogni parola la vastità e la profondità dello schieramento a difesa dei consorzi a tutti i livelli: riassunto e manifesto in Consiglio regionale, espressione e camera di compensazione che ha elevato un bunker a protezione del big business. Va ben oltre (lo vedremo in altre puntate) le poltrone, il controllo e i posti distribuiti: si estende ad appalti per lavori in capo ai consorzi, gestiti con le stesse regole, con la benedizione di amministratori locali presenti alla grande nei cda.
S'avanza Graziano Milia, disinteressato: commissari i presidenti di Provincia
Nel quadro delle azioni difensive, si è distinto con una proposta cicero pro domo sua e degli omologhi, Graziano Milia. Due anni fa, appena eletto presidente della Provincia di Cagliari, si era presentato in pompa magna all'assemblea del Casic e, per galateo istituzionale e continuità politica, aveva votato per la conferma di Sandro Usai: assieme al compagno di partito, sindaco di Sarroch e consigliere regionale Tore Mattana. Naturalmente anche Ignazio Artizzu, fustigatore di costumi che incassa prebende plurime, non si è sottratto alla conferma di Usai: era stato designato nel cda dal Comune di Cagliari, presente anche con Ghigo Solinas (Forza Italia) nella stanza dei bottoni e contemporaneamente presidente del Consiglio comunale.
Cosa ha pensato e suggerito Milia? Poiché per ora sembra possibile solo il commissariamento dei consorzi, tanto vale affidarli alle cure dei presidenti delle otto Province - casualmente compreso il proponente -, tanto i consorzi dovranno essere poi gestiti agli enti locali. In nome del decentramento amministrativo e in attesa della riforma, se mai arriverà, dai cda si dovrebbe passare al controllo monocratico dei presidenti provinciali. In questo modo sarebbero sicuramente tagliate le unghie ai partiti, perché mai i commissari-presidenti permetterebbero loro di impicciarsi. Non sarebbero i garanti delle forze politiche e dei leader di riferimento ma solo degli interessi delle comunità: chi potrebbe dubitare del contrario?
Il Centro-Nord ignora i consorzi industriali: come potrà mai produrre ed esportare?
Ci vorranno diverse altre puntate per raccontare solo una piccola parte dei nefasti dei consorzi, dare i nomi e numeri (con relative prebende, costi e interventi finanziari pubblici), più fatti tra l'esilarante e lo scandaloso. Questa prima puntata impone una conclusione riferita alla situazione nazionale. Ecco quanti sono i consorzi industriali nelle varie regioni italiane: Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino, Liguria, Emilia Romagna zero consorzi; Veneto 2, Friuli 3, Toscana 1, Marche 2, Umbria 1, Lazio 4, Abruzzo 7, Molise 3, Campania 5, Puglia 5, Basilicata 2, Calabria 5, Sicilia 11. C'è un grande mistero in questa statistica. Come farà il grande territorio più sviluppato del Centro-Nord, dalle Alpi fino al Lazio, ad avere i tre quarti dell'apparato industriale con soli 12 consorzi? La Sicilia ne ha 11 eppure è la Sicilia. Stracciata dalla Sardegna. Dove l'industria trionfa, svetta ed esporta. Non a caso: con sedici consorzi, quattro per ognuno dei Quattro Mori. Orgogliosi di un simile glorioso primato nazionale: guai a chi lo tocca.
Chi comanda nei 16 Consorzi industriali in Sardegna
| Consorzio per l'Area di sviluppo industriale di Cagliari |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
| Usai Sandro (P) |
UDEUR (ex UDC, ex DC - Margherita) ex presidente Camera di commercio CA, ex consigliere regionale DC |
| Solinas Gianguido (VP) |
Comune Cagliari - FI |
| Artizzu Ignazio (C) |
Comune Cagliari - consigliere regionale AN |
| Mambrini Romano (C) |
Camera di commercio CA - ex presidente |
| Milia Graziano (C) |
Provincia CA - presidente Provincia, DS (area Cabras) |
| Saba Antonio (C) |
Comune Monserrato |
| Mattana Salvatore (C) |
Comune Sarroch - consigliere regionale DS (Cabras) |
| Biggio Giovanni (C) |
Confindustria - presidente regionale industriali, presidente Ente Fiera di Cagliari |
| Consorzio per l'Area di sviluppo industriale della Sardegna centrale |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
| Fenudi Giuseppino (P) |
Comune Ottana - sindaco DS (area Cabras) |
| Fancello Stefano Giovanni (VP) |
Margherita (Ladu) ex segretario provinciale, ex comunità montana |
| Clemente Luigi (C) |
CIS -Sdi (area Balia) |
| Costeri Antonio (C) |
Comune Gavoi - DS (Dadea) |
| Corda Michele (C) |
Comune Noragugume - Margherita (Ladu) |
| Pinna Franco (C) |
Comune Orani - DS (area Cabras) |
| Zoppi Marco (C) |
Provincia NU - Margherita (Ladu) |
| Consorzio industriale nord est Sardegna Olbia |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
| Chessa Pasqualino (P) |
consigliere comunale di Olbia (Progetto Sardegna - Soru) |
| Sanna Piero (VP) |
Camera di commercio - CNA - (area Nardino Degortes) |
| Putzu Piero (C) |
Ersat - consigliere comunale Olbia - Udeur in avvicinamento PD |
| Pucci Zelindo (C) |
Comune Santa Teresa di Gallura - indipendente |
| Astore Luigi (C) |
Com. Arzachena - indipendente FI revocato dall'assemblea |
| Pirisino Antonio (C) |
Provincia - Margherita (area Giagu) |
| Putzu Massimo (C) |
Confindustria |
| Consorzio per il Nucleo di industrializzazione del Sulcis-Iglesiente |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
| Cuccu Ignazio (P) |
ex consigliere regionale DS (area Cabras) |
| Melis Antioco (VP) |
CIS - Margherita (area Francesco Sanna) |
| Corda Massimiliano (C) |
Comune Carbonia - DS (area Cabras) |
| Conte Walter (C) |
Provincia - Margherita (area Fadda-Gaviano) |
| Aste Marco (C) |
Comune Sant'Antioco - UDC (Oppi) |
| Zuddas Luigi (C) |
Comune di Portoscuso - UDC (Oppi) |
| Lolliri Carlo (C) |
Imprese insediate - amministratore delegato Portovesme srl |
| Consorzio per il Nucleo di industrializzazione dell'Oristanese |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
| Crasta Virgilio (P) |
Associazione Industriali - centrodestra UDS |
| Atzori Claudio (C) |
Provincia - centrodestra AN |
| Costella Giuseppe (C) |
Comune Arborea - sindaco FI |
| Corriga Delio (C) |
Comune Cabras - Psd'Az |
| Uda Graziano (C) |
Comune Oristano - UDC |
| Collu Ezio (C) |
Consorzio di bonifica - Margherita (Biancu) |
| Figus Antonello (C) |
Comune Santa Giusta - Margherita (Biancu) |
| Consorzio industriale di Tortolì-Arbatax |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
| Scudu Antonio (P) |
Confindustria - imprenditore edile DS, (Cabras) vicesindaco Cardedu |
| Nieddu Giuseppe (VP) |
Api Sarda |
| Muccelli Nino (C) |
CNA |
| Desiderio Guglielmo (C) |
|
| Fara Michelino (C) |
Comune Tortolì - Margherita |
| Loi Gino (C) |
Sfirs - DS (area Cabras) |
| Puddu Antonio (C) |
|
| Consorzio per l'Area di sviluppo industriale di Sassari-Porto Torres-Alghero |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
| Lai Bruno Gavino (P) |
Comune Porto Torres |
| Sini Gavino (VP) |
Camera di commercio SS |
| Morghen Giuseppe (C) |
Provincia SS |
| Rotella Giancarlo (C) |
Comune SS |
| Pirisi Maurizio (C) |
Comune Alghero |
| Piras Enrico (C) |
|
| Consorzio per la Zona industriale di Chilivani-Ozieri |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
| Luridiana Salvatore (P) |
Comune Pattada - Margherita (Giagu), presidente da oltre 20 anni |
| Testoni Michele (VP) |
Comune Ozieri - Psd'Az |
| Cocco Antonio Maria (C) |
Provincia SS |
| Langiu Aurelio (C) |
Provincia SS |
| Taras Salvatore (C) |
Camera di commercio - AN |
| Torru Giovanni (C) |
Comune di Oschiri - Margherita (Giagu) |
| Zappareddu Carlo (C) |
|
| Consorzio per la Zona industriale di interesse regionale di Iglesias |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
| Angioni Mario Erminio (P) |
UDC (Oppi) |
| Rubiu Gianluigi (VP) |
Coldiretti - UDC |
| Cossu Antonio (C) |
Comune Iglesias - FI |
| Busia Andrea (C) |
Comune Siliqua - ex sindaco, consigliere provinciale - Margherita |
| Gaviano Angelo (C) |
Comune Gonnesa |
| Pilurzu Andrea (C) |
UDC (Oppi) |
| Oppi Enrico (C) |
ESAF - UDC (nipote di Giorgio Oppi) |
| Consorzio per la Zona industriale di Macomer |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
| Sanna Renato (P) |
Comune Macomer - Margherita (Ladu) |
| Cau Gesuino (VP) |
Borore - DS (area Cabras) |
| Macis Lorenzo (C) |
Comune Macomer - DS (Pirisi) |
| Sanna Lorenzo (C) |
Camera di commercio - DS (Pirisi) |
| Tola Valerio (C) |
Borore - Margherita (Ladu) |
| Consorzio industriale di Nuoro-Pratosardo |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
| Contena Pietro (P) |
Confartigianato, direttore provinciale |
| Chessa Giovanni (VP) |
|
| Fadda Paolo (C) |
|
| Gungui Benedetto (C) |
|
| Pintus Esperino (C) |
|
| Consorzio per la Zona industriale regionale di Predda Niedda-Sassari |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
Ganau Gianfranco (commissario straordinario) |
sindaco di Sassari, nominato dalla Giunta regionale il 13 novembre 2007 |
| Consorzio per la Zona industriale di interesse regionale di Siniscola |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
Corosu Franco (commissario straordinario) |
dipendente regionale - consigliere provinciale, Margherita (Ladu Soro) |
| Consorzio per la Zona industriale di Tempio Pausania |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
| Biancareddu Andrea (P) |
CIS - ex Consigliere regionale FI - CDU |
| Brigaglia Antonio (VP) |
CIS |
| Chessa Giovanni (C) |
Comune di Tempio |
| Atzena Antonio (C) |
Camera di commercio SS |
| Sardo Salvatore (C) |
Camera di commercio SS |
| Gana Angelo (C) |
Sfirs |
| Ganau Manlio (C) |
Associazione Industriali SS |
| Consorzio per la Zona industriale della valle del Tirso |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
| Oppo Serafino (P) |
Comune Paulilatino - UDC |
| Selis Pietro (C) |
Comune Busachi - DS (area Cabras) |
| Piras Antonio Francesco (C) |
|
| Pili Antonio (C) |
|
| Oppo Francesco (C) |
Comune di Tadasuni - centrosinistra |
| Serra Costantino (C) |
Comune Aidomaggiore - SDI |
| Frongia Maurizio (C) |
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| Consorzio per la Zona industriale di Villacidro |
| componente del CdA (carica) |
ente di nomina, attività, partito ed eventuale area politica di riferimento |
| Murgia Luigi (P) |
Comune Villacidro - DS (Marrocu, cognato del consigliere regionale) |
| Attilio Saba (VP) |
Comune Guspini - DS (area Cabras) |
| Fonnesu Dalmazio (C) |
Comune Villacidro - ex sindaco DS |
| Palmas Pierpaolo (C) |
Comune Villacidro |
| Mocci Marco (C) |
Comune Villacidro |
| Angius Raimondo (C) |
Comune Arbus - sindaco - Margherita |
| Zurru Mario (C) |
Gonnosfanadiga - Progetto Sardegna |
(P) = presidente - (VP) = vicepresidente - (C) = consigliere
http://www.altravoce.net/
| inviato da sgmediocampidano il 22/11/2007 alle 20:2 | |
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9 novembre 2007
Da L'Unione Sarda del 09/11/2007
| L'ex sindaco era accusato di aver procurato un ingiusto vantaggio alla società che gestiva l'impianto |
Abuso d'ufficio, assolto Mascia
I giudici: lecita l'apertura delle terme di Sardara
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L'inchiesta partì dopo l'esposto presentato da Sisinnio Mura, esponente
di Rifondazione comunista, ma il Tribunale ha ritenuto che l'ex primo
cittadino avesse i poteri per dare il via libera all'impianto anche in
presenza di un parere contrario dell'Ufficio tecnico.
L'atto che la Procura di Cagliari definì «palesemente illegittimo»,
cioè la decisione - presa nel 2001 dall'allora sindaco di Sardara
Angelo Mascia - di aprire il centro termale senza alcuni certificati
necessari e procurando così un ingiusto vantaggio patrimoniale alla
società che l'avrebbe gestito, per il Tribunale rientrava invece tra i
poteri dell'ex primo cittadino. LA SENTENZA
Questo il senso di una sentenza che, arrivata ieri a distanza di tre
anni e mezzo dall'apertura dell'inchiesta, ha assolto Mascia in quanto
«il fatto non costituisce reato». Il via libera all'impianto, in
sostanza, non configurava il reato di abuso d'ufficio contestato
all'imputato. LA REAZIONE Dopo la lettura del dispositivo -
erano le 14 - Mascia ha scaricato la tensione accumulata in questi anni
sciogliendosi in un pianto liberatorio e abbracciando il suo avvocato
difensore Michele Schirò, che poco prima aveva concluso l'arringa
spiegando al Tribunale nel dettaglio perché il suo cliente era
innocente. «Provo una grande gioia», è riuscito a dire l'ex sindaco,
«ma resta il rammarico: ho guidato l'amministrazione cittadina per
dieci anni con impegno e passione, puntando sempre alla crescita della
comunità». LE ACCUSE Era stato Sisinnio Mura, esponente di
Rifondazione comunista (ieri bollato in aula da Schirò come «portatore
di interessi personali»), a dare il via all'inchiesta presentando in
Procura un esposto nel quale accusava Mascia di avere «un interesse
politico molto forte» a che il centro termale aprisse in tempi brevi:
«Era l'unico progetto di cui si parlasse in quegli anni a Sardara e
l'aspettativa per l'occupazione era enorme». Motivo per cui, secondo
Mura, nell'aprile del 2001 si fecero carte false - e si violarono le
leggi - pur di inaugurarlo in anticipo: «Se fosse rimasto chiuso, la
coalizione uscente avrebbe perso le elezioni». Accuse riprese dagli
inquirenti, che misero l'ex sindaco sotto inchiesta per aver procurato
un ingiusto vantaggio patrimoniale alla società “Hotel Terme
Millepini”, alla quale nel 2000 venne affidata la gestione del
complesso termale. Il via libera all'apertura (nel 2001) arrivò,
secondo l'accusa, nonostante il parere negativo dell'Ufficio tecnico
per la mancanza di certificato di prevenzione incendi, iscrizione al
catasto, parere definitivo dell'Asl, certificato di collaudo
dell'ascensore. La magistratura, che chiese la condanna dell'imputato a
1 anno per abuso d'ufficio, parlò di un «evidente conflitto di
interessi», di una decisione presa per «ripresentarsi all'elettorato
con un risultato spendibile», della «assenza di un legittimo
presupposto di legge» che consentisse il via libera alle terme. LA DIFESA
Tesi smontate ieri dall'avvocato Schirò, che ha spiegato come «nel 2001
quei certificati potevano essere rilasciati anche in presenza di pareri
negativi dell'Ufficio tecnico» e che in realtà «non ci fu alcun
ingiusto vantaggio patrimoniale per la società di gestione, anzi: il
Comune con l'apertura dell'impianto si liberò di un edificio pronto
all'uso e per il cui controllo e manutenzione spendeva ogni anno 84
milioni. Inoltre, da allora Sardara ha 60 lavoratori in più». Quindi:
«Ci fu violazione di legge? No», dice Schirò; «Di Regolamento? No.
Mascia danneggiò volontariamente qualcuno? No». Convinzioni fatte
proprie anche dai giudici. ANDREA MANUNZA
09/11/2007 | |
| inviato da sgmediocampidano il 9/11/2007 alle 22:29 | |
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27 ottobre 2007
SEMINARIO SU “QUESTIONE SVILUPPO, ISTITUZIONI E CLASSE DIRIGENTE”
COMITATO UNITARIO SVILUPPO -
COMITATO UNITARIO PER L’ULIVO - CeISPol [2]*
SEMINARIO SU “QUESTIONE SVILUPPO, ISTITUZIONI E CLASSE
DIRIGENTE” 7-11-'07
In preparazione al CONVEGNO e avvio del FORUM per lo Sviluppo - Riforme
e Democrazia. aula SALIS
redazione di un Rapporto su Sviluppo e
Società
L’idea del Convegno è nata nel dibattito sui limiti della
statutaria e dall’esigenza di fondare sui bisogni di sviluppo e democrazia il
ruolo di istituzioni funzionali e di uno Statuto adeguato al governo
democratico dello sviluppo di una società in ritardo.
Il Seminario nasce come esigenza di ricerca comune di una linea
nuova, per individuare e articolare una nuova politica di intervento pubblico
per definire gli istituti e le regole di uno Statuto funzionale allo sviluppo
regionale. Discussione aperta e approfondita per arrivare ad un Convegno capace
di offrire una linea approfondita e condivisa da diverse ottiche e competenze.
Parte da una teoria generale di governo dello sviluppo, basato non solo su
incentivi monetari ma “diretto” su innovazioni e coordinamento, ne verifica con esperti e operatori
l’articolazione e chiede ai giuristi di definire i contenuti del nuovo Statuto.
Attività utili a fermare una brutta statutaria intesa a tenere uno statuto
mediocre ed elementare che riduce la democrazia a forma esteriore, priva di
partecipazione popolare consapevole, per ridurre tutto in gestione personale e
populistica. Puntiamo oltre: a fondare una nuova coscienza etica ed un’ottica
che consideri i problemi della democrazia e del pluralismo non come lusso ma
come necessità, condizione di efficienza. Contiamo che un nuova alleanza
riformistica si offra come spazio di confronto, proposta, controllo e crescita
democratica consapevole.
La
radicalità della crisi culturale e politica e dei metodi di azione, lo
snaturamento culturale che porta a visioni regressive, prive di disegno
nazionale e cultura moderna, l’assenza di un intervento pubblico di riforme
positive, di innovazioni per la competitività, con l’eccesso di vincoli e la
carenza di interventi di sistema, chiamano ad una ricerca seria per fermare lo
slittamento politico e democratico, assenza di riforme come innovazioni,
negazione del pluralismo come modo democratico, riduzione della partecipazione
a ratifica populista.
La
difficoltà di sintesi culturali dei saperi tecnici dopo le cadute ideologiche e
la crisi generale della politica per la dinamica economica, sociale e dei
mercati ; e quella specifica dei grandi partiti generata dal divario rispetto
ai grandi problemi non risolte dalle scorciatoie presidenziali, elettorali e
personalistiche, hanno disperso e alterato il patrimonio di idee e di impegno,
una crisi culturale e politica che toglie respiro a impegni di riforma, una confusione
di ruoli, la perdita del senso etico della funzione di disegno generale della
politica, in Sardegna che ha anticipato in forme pattizie le aperture
nazionali, la crisi è più radicale e investe cultura, politica e metodi, quindi
la stessa direzione progressiva, la qualità dell’intervento per lo sviluppo, il metodo democratico in tutti
i suoi aspetti. In sintesi investe tutti gli elementi fondanti di una direzione
riformatrice. L’assenza di spazi di confronto razionale per soluzioni
pragmatiche, è aggravata dall’apertura di conflitti con forze sociali, di decisioni forzate e unilaterali, per una
scelta di populismo esasperato, con valori astratti etnici, identitari, privi
di riscontro reale e di effetti positivi, nutriti di eccesso di vincoli, e assenza
di piani. Questa confusione ha aperto il vaso di pandora del moralismo,
dell’improvvisazione, con cooptazioni e proliferare di gruppi in conflitto
privi di dimensione e coerenza politica. Lo scetticismo fatalista di studiosi,
tecnici e dirigenti, quadri di questa città, da tempo esclusi dalle decisioni
regionali, l'isolamento e il sottrarsi al dibattito, trova nella confusione
motivi di astensione e rifiuto, ma la radicalità della crisi culturale,
politica e democratica chiama ad un impegno per un ruolo comune dei quadri alti per competenze, metodo ed etica,
offre l’opportunità di un dibattito chiaro, oltre i singoli obiettivi sul
quadro delle strutture, su regole e processo, sulla direzione culturale
progressista, sulla politica riformatrice, sulle istituzioni e sui metodi di
selezione democratica, ci chiama ad affrontare i nodi reali ora e qui, la via
individuale, tecnica o di cooptazione conserva la crisi.
Oggi la discussione sulla
statutaria, deve uscire dal contesto ridotto dello Statuto, fermo a scorciatoie
formali a prezzo di metodi democratici, apre la porta ad un Statuto funzionale
allo sviluppo, pluralista e democratico in senso reale, diventa quindi
necessario partire dai problemi della società regionale per indicare gli
istituti e le competenze adeguati alla complessità di una società aperta che
intende crescere con partecipazione democratica.
Occorre partire dall’evidenza del
duplice fallimento di un intervento pubblico con una logica esterna al mercato,
basato sui soli incentivi finanziari, e dall’assenza di regolazione e
coordinamento degli interventi privati, spesso coperta con scelte clientelari,
velleità, sprechi, e da uno spontaneismo privo di guida, sostegno e risultati, come l'assenza di piani e
progetti di settore, di piani territoriali, ma scelte unilaterali prive di
disegno, come la programmazione integrata che ha disperso energie e attese in
direzioni assistenziali e minori senza risultati. 14.000 progetti, ridotti in
due anni a 80, di cui 70% di inclusione sociale, ora in attesa di un bando con
regole nuove.
In una società in ritardo
economico e sociale il ruolo pubblico è determinante per restituire
competitività al sistema, con gestione di innovazioni tecnologiche e
organizzative, e come coordinamento fra settori e dei settori. Ma le scelte
devono essere frutto del confronto e selezione delle competenze e non di delega
ristretta.
In tutte le comunità o società le
istituzioni sono il mezzo per la scelta di programmi e ceto dirigente, nella
società dinamica e aperta, i metodi tradizionali faticano a seguire la dinamica
economica, sociale, ambientale, si richiedono competenze e saperi ricomposti in
disegno culturale. In una società arretrata questa esigenza è maggiore, la
politica non riesce a esprimere né capacità adeguate né ha l’ottica ampia e
lunga richiesta da problemi di sviluppo, crescita, benessere e qualità.
Nelle comunità le scelte
pubbliche sono regolate da istituzioni dotate di potere, e da norme di azione,
sulla base di deleghe pro-tempore. Nella società moderna istituzioni e vecchie regole non bastano, la
dinamica economica non può essere lasciata al solo mercato, né alla presunta
continua sintonia tra rappresentanti e società, sulla base delle regole forse
valide nelle società statiche. La crisi strutturale della politica richiede non
un capo che espropria funzioni, propone e impone, ma nuove istituzioni con
autonomia del ruolo di proposta.
Il mercato che si amplia, la
dinamica tecnologica, i problemi ambientali e sociali, i nuovi bisogni
collettivi richiedono un nuovo più anticipato intervento pubblico, orientato a
innovazione economica e sociale, a coordinamento della competitività del
sistema. La logica dell’intervento di supporto al mercato con soli incentivi
finanziari è del tutto subalterna, conservatrice e quindi insufficiente:
problemi complessi e dinamici, innovazioni e progetti richiedono insiemi di
competenze per definire piani organici, che richiedono un ruolo pubblico di
proposta con seri contenuti tecnici ed economici per affrontare competitività
reali su mercati aperti, e non retoriche chiuse. La crisi strutturale della
politica rende più evidente la necessità di istituzioni pluralistiche ed
aperte. Il liberismo prekeynesiano oggi difende rendite e ignora la necessità
di governo del sistema, di innovazioni, di un mercato dei bisogni pubblici, di
pari opportunità, chances uguali, di selezione delle grandi opzioni.
Il discrimine tra Sinistra e
destra oggi significa innovazione come soluzione dei problemi o conservazione
miope di squilibri.
L’intervento pubblico in economia
che sia efficiente e riformatore, deve basarsi su una strategia di lungo
periodo, richiede innovazioni e progetti, per l’insufficienza del mercato a
risolvere problemi di coordinamento, di innovazione, sociali e ambientali. La strategia
generale, la competitività del sistema è condizione di efficienza delle scelte
imprenditoriali. La semplificazione, le scorciatoie dei poteri e l’aumento di
deleghe personali riduce le capacità di conoscenza e progetto. La crisi
strutturale della politica si affronta sul terreno culturale e delle capacità
di proposta alta e anticipata.
In primo luogo occorre delineare
le grandi linee teoriche di un nuovo intervento pubblico, diverso dal liberismo
che interviene dopo e al minimo, con un intervento di largo respiro che
anticipi i problemi e guardi al sistema. Una nuova teoria che deve essere
verificata con studiosi ed esperti di settore e i tecnici e gli operatori per
aiutare i giuristi a calibrare le risposte istituzionali e le regole adeguate
alle riforme della società moderna.
SEMINARIO QUESTIONE
SVILUPPO, INTERVENTO RIFORMATORE,
ISTITUZIONI e democrazia
La
radicalità dei conflitti regionali mettono sul tavolo la direzione culturale
progressista, la concezione riformistica dell‘intervento pubblico, come
solidarietà alta, innovazione e coordinamento del sistema e risposta moderna ai
nuovi bisogni collettivi. Riforme devono dire più si dei no, contribuire allo
sviluppo. Uscire dalla logica che lascia al mercato la crescita, usa i soli
aiuti finanziari, con eccessi burocratici e sprechi. Non c’è crescita ma
assistenza: maggiore reddito disponibile di quello prodotto. Un eccesso di
vincoli e una carenza di piani, i mali del centralismo e del liberismo.
Occorreva uscire dalla concertazione priva di progetti, ma non andare a scelte,
solitarie e unilaterali, senza progetti né concertazione. La nuova logica
dell’intervento è diretta sulla sola variabile che non altera il mercato e ne
determina la competitività, le innovazioni, tecnologiche e organizzative,
coordinamento e nuovi bisogni pubblici. Centri di innovazione e servizio, e
piani territoriali di sviluppo, distretti, piani di zona.
La
seconda questione delle istituzioni come mezzo funzionale allo sviluppo è
diventata di attualità per il referendum sulla Statutaria che comunque conduce
ad un nuovo Statuto con esigenze di pluralismo istituzionale che dia spazio a
un intervento pubblico innovativo, che è anche una risposta alla crisi
strutturale delle culture politiche e dei partiti e del sistema di selezione
politica.
Per
questo il seminario risponde all’esigenza di elaborazione approfondita ed
unitaria di una teoria dell’intervento pubblico innovativa, con una logica non
burocratica e esterna al mercato ma diretta sui grandi bisogni pubblici, sulla
competitività del sistema, e che attiva pluralismo e selezione di idee e
proposte per una strategia di anticipo e largo respiro. Un intervento diretto
su innovazioni tecnologiche e organizzative, su coordinamento, su servizi
reali, su riequilibri territoriali che non si affida a spontaneismi
localistici, ma conosce e offre conoscenze alle imprese, a settori, che
affronta gli squilibri territoriali. Che attraverso una gestione della
progettualità innova nel settore finanziario e del credito con la Finanziaria come volano finanziario e di credito e
cerniera tra pubblico e privato, come riduzione dell’area di rischio e dei
costi di investimento, come sostegno di opportunità nuove, create dal
coordinamento in un disegno. Un ruolo
pubblico della Università, non chiusa per ricerca accademica, riconoscendo la
funzione di servizio, della ricerca finalizzata ai grandi problemi dello
sviluppo, del suo contributo stabile alle imprese, economie esterne da
utilizzare e non attesa di spin-off per cui i ricercatori fanno impresa,
elemento di confusione e sottrazione.
Occorre
partire dalle esigenze del sistema, da una teoria economica e sociale su cui
basare l’intervento, le esigenze e le potenzialità di innovazione nei settori
di ricerca devono essere completate dai contributi dei tecnici, dirigenti e
operatori pubblici e privati per disegnare i modi e le strutture di intervento
autonomi, elastici e responsabili.
Prevediamo
un quadro di teoria generale di nuovo intervento, di istituti di strategia
dello sviluppo e innovazione, un contributo sulle innovazioni industriali, sui
servizi reali e infrastrutture e risorse, sugli aspetti territoriali delle piccole attività e del turismo.
Sulla
base di queste esigenze i giuristi devono indicare i modi in cui inserire il
pluralismo istituzionale nello statuto nuovo ma anche quanto venga riconosciuto
nel pre-istituzionale ma con rilievo autonomo come nuovo ruolo pluralistico.
Pensiamo
ad un Istituto per lo sviluppo che tenga la Conferenza per lo sviluppo, come
istituto di proposta, ad un -Consorzio Università regione per la ricerca
finalizzata che unifichi le direzioni di ricerca in 7-9 campi, centri di
innovazione, ad un centro programmazione autonomo, ad un Consiglio economico e
sociale come parere e controllo sulle decisioni dell’esecutivo. Istituto con Consorzio e centri, e Consiglio
esistono in forme simili in altre regioni con rilievo autonomo e statutario.
Problemi, criteri e DOMANDE
L’economia rallenta e aumenta la
precarietà. Settori in fermata e crisi. Dirigismo economico, della P.A.,
normativo e assenza di piani. Assenza di pluralismo e articolazione sociale.
Discrezionalità politica. Cooptazioni e proliferazione di enti e scelte
inconsistenti. Forzature ed estremismi unilaterali e assenza di verifiche.
E’ possibile e in che modo riconoscere
un ruolo istituzionale alla ricerca finalizzata e all’Università? Come aprire
ai contributi singoli
Le direzioni di sviluppo le decide la
politica o vengono proposte da conferenze, pool pubblici, istituti? In modo
autonomo e aperto ? Quale strada tra centralismo e spontaneismo? Le priorità
strategiche possono essere ridotte a eccezione dentro vaghe direzioni ?
In un sistema complesso occorrono
disegni con più competenze e esame degli effetti. La concertazione si fa su
problemi e bisogni e su progetti, non ridotta a né concertazione né
progetti.
E’ davvero utile definire competenze e
poteri o con le dinamiche e interrelazioni è necessario pensare in termini di
tavoli di confronto, con maggiore elasticità, realismo e in ottica contrattuale?
I
temi in cui si articola la nuova logica toccano competenze cruciali in uno
Statuto moderno, ma alcuni oggi assenti o privi di strutture o ruolo.
o Il
ruolo istituzionale di proposta e verifica - Istituto per lo sviluppo e
Consiglio economico sociale
o Il
ruolo degli enti, della PA e della Finanziaria
o
Ricerca e innovazioni
nei settori produttivi : industria, agricoltura,
o
Piani territoriali e di
settore, turismo e ambiente
o
politica dei fattori:
infrastrutture e servizi reali e avanzati
o
ricerca finalizzata,
scuola e formazione
o
ambiente come bene
pubblico
Gianfranco
SABATTINI liberismo e istituzioni
Antonio
SASSU I due mercati. Il secolo dei
grandi bisogni collettivi. Né globalizzazione, né localismo. la caduta della
logica esterna al mercato, nuove dinamiche e nuova fase di direzione dello
sviluppo.
Giorgio
COSSU Il ruolo diretto sulle
innovazioni tecnologiche e di sistema. Modi di intervento e istituti,
comparazione con politiche regionali nazionali ed europee. Esempi di politica
finanziaria, industriale, territoriale e turistica
Franco
NURZIA Direzioni e campi di innovazione
e ricerca finalizzata, i modi di intervento e le strutture.
Contributi possibili
§
questione economica e
questione democratica, un intervento riformatore. Il ruolo e regole di
concertazione. Istituto e Conferenza per lo sviluppo e di settore.
§
innovazioni di processo
e di prodotto, il ruolo delle tecnologie e il sistema locale. Consorzio
università-regione e centri innovazione
§
I Piani per le
infrastrutture e i servizi pubblici, l’ottica di sistema.
§
la ricerca finalizzata
dei piccoli gruppi
§
la ricerca chimica,
innovazioni e i settori locali.
§
una revisione della
programmazione, piani territoriali e istituzioni
§
il sistema del credito e
finanziario
§
i servizi alle piccole
imprese
§
Il ruolo della scuola e
della formazione
§
i problemi del turismo e dell’ambiente, piano
regionale e piani di zona. il problema ambientale, non ideologia e velleità, ma
come parte di un disegno complessivo di sviluppo
§
e l’autonomia della PA e
la dirigenza pubblica. Stabilità azione e responsabilità. Elasticità e non
discrezionalità
§
intervento interno, come
mediazione domanda offerta, energie alternative ricerca e diffusione,
§
alcuni casi di ideologia
ambientale velleitaria, senza tutela e ruolo, il piano paesaggistico.
CONCLUSIONI
Andrea PUBUSA Quale ipotesi di statuto pluralistico
Benedetto BALLERO comparazioni regionali per uno Statuto
normale e specifico, specialità per lo sviluppo.
definizione del Convegno, temi e
articolazione, su SVILUPPO e STATUTO le istituzioni pluralistiche per lo
sviluppo
Invitati Carlo MUNTONI, Giorgio CORRIGA,
Fabrizio PILO, Gianni CELLI, Antonio VIOLA, Enrico PIGA, Tonino DESSI, Italo MELONI, Pietro MAURANDI, Sergio
Maria RAVAIOLI, Gigi TOLVE,
Corrado ZOPPI, Cristiano ERRIU, Aldo ALEDDA, Riccardo DE LISA, Maria
Teresa LOCCI, Massimo DEIANA, Francesco SITZIA, Andrea RAGGIO, Pinuccio SERRA,
Giuseppe CABONI, Antonello GREGORINI, Paolo Giuseppe MURA, Luigi PIRAS, Gaetano
RANIERI, Tonino MAMELI, Marcello TUVERI, Nico SELIS, Marcello GHIANI, Luciano
CURRELI, Umberto PALMAS, Felice Di GREGORIO, Piero CASTELLI, Emilio BOI, Felice
TODDE, Gianfranco FANCELLO, Giancarlo SUELZU, Michele PALMAS, Leopoldo DURANTE,
Franco COGOTTI, Mario MARINELLI, Franco COGOTTI, Dante ZARU, Nicola SIMEONE,
Nicola IMBIMBO, Susanna CARDIA, Aldo VANINI, Carlo MARCETTI,
Manager e imprenditori Guido MAXIA,
Tonio LECIS, Ernesto DELUSSU, Vincenzo D’ATRI, Emilio FADDA, Franco DALMONTE,
Salvatore CANU, Giuseppe VARGIU,
Enti e organismi culturali Eugenio ORRU’, Franco FIORI, Carlo
CRESPELLANI,
forze sociali Fabrizio CARTA, Roberto SABA, Vincenzo PANIO, Ennio CIRINA, Fausto MURA,
Roberto DEMONTIS, Antonio GANADU, Mario MEDDA, Giacomo MELONI, Ignazio ANGIONI,
enti locali Carlo SALIS, Aldo PILI,
mercoledì 7,novembre,2007 ore 17 sala AULA
SALIS locali ex-non vedenti di Giurisprudenza,
2° ingresso dal viale Buoncammino, parcheggio interno
e parallelo al viale di ritorno lungo il viale Buocammino
Artículo
42
1. El
Consejo Económico y Social de las Illes
Balears
es el órgano colegiado de participación,
estudio,
deliberación, asesoramiento y propuesta consulenza e proposta
en
materia económica y social.
Artículo 36. El Gobierno
de Canarias elaborará,
en el ámbito de sus competencias, los proyectos
de planificación, de acuerdo con las previsiones
de la propia Comunidad Autónoma y de las
Administraciones Insulares y Territoriales y el
asesoramiento consultazione
y colaboración de los sindicatos y otras
organizaciones profesionales, empresariales y
económicas
de Canarias. A tal fin, se constituirá un
Consejo Económico y Social, con participación
de las Administraciones Insulares y Territoriales,
así como de las organizaciones profesionales,
empresariales
y económicas de Canarias y con las
funciones que se desarrollarán por Ley (2).
Artículo 44. 1.
El Consejo Consultivo de Canarias
es el supremo órgano consultivo de la Comunidad
Autónoma. Dictamina sobre la adecuación a
la Constitución y al Estatuto de Autonomía de los
proyectos y proposiciones de ley y restantes materias
que determine su ley reguladora.
2. La ley garantizará su imparcialidad e independencia
y regulará su funcionamiento y el estatuto
de sus miembros (1) (3).
Artículo
41
1. El
Consejo Consultivo de las Illes Balears
es el
superior órgano de consulta de la Comunidad
Autónoma
de las Illes Balears.
2. El
Consejo Consultivo estará integrado por
siete
juristas de reconocido prestigio, tres de los
cuales
serán elegidos por el Parlamento mediante
el
voto favorable de las tres quintas partes de
los
diputados.
3. Una
ley del Parlamento regulará su organización
y
funcionamiento.
Artículo
42
Artículo
46
1. Sin
perjuicio de las competencias que correspondan
al
Tribunal de Cuentas, la Sindicatura de
Comptes
es el órgano al cual corresponde la fiscalización
externa
de la actividad económica, financiera
y
contable del sector público de las Illes Balears.
2. La
Sindicatura de Comptes estará formada
por
tres síndicos, elegidos por el Parlamento por
mayoría
de tres quintas partes de los diputados.
3. Una
ley del Parlamento regulará su funcio
[1] Fin dagli anni ’80 diversi amici,
si sono impegnati in diversi versanti, anche con l’attività del CeISPol nato
nell’82, con l’obiettivo di contribuire a rifondare l’azione politica su basi
culturali moderne e con metodi di apertura nuovi per la crisi di proposte e di ricambio vissuta in modo accentuato in
Sardegna. L’idea era di un partito riformatore, aperto e progettuale, per
evitare il partito di valori, populista e non
popolare, che non traduce in riforme di sistema ma si riduce a partito
chiuso e di opinione, con ottiche di breve periodo, di una politica di
programmazione con metodo aperto, su istituzioni pluralistiche per innovazioni e piani di settore.
Nel ’90
hanno dato vita ad un Comitato Unitario per lo Sviluppo, puntando ad una nuova
politica regionale sulle tre questioni economica-sociale, istituzioni e metodi
di azione e selezione politica. Con accento maggiore sull’intervento con
innovazioni e progettuale, sul pluralismo istituzionale con spazio alla ricerca
e progetto, e su nuovi spazi di selezione della classe dirigente e della
politica.
Nel ’94 hanno costituito il Comitato Unitario per
l’Ulivo e scritto l’Appello degli intellettuali e politici per l’Ulivo e la
Linea culturale e politica approvata dal movimento nel ’95 sulle tre Questioni
dello sviluppo, istituzionale, selezione e ricambio politico. Intendendo da allora istituzioni
pluralistiche riconosciute, come funzioni autonome, nello Statuto.
La
discussione attuale sugli eccessi centralistici riporta a grande attualità le
idee da tempo perseguite di una politica di riforme per lo sviluppo affiancata da pluralismo
istituzionale aperto a nuovi soggetti, e da una selezione e azione politica che
tenga conto della complessità e dei sistemi di formazione del consenso con
adeguate forme.
[2] * CeISPol – Centro di Iniziativa Sociale e Politica
| inviato da sgmediocampidano il 27/10/2007 alle 16:51 | |
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22 ottobre 2007
Risultati Referendum Statutaria
| Circoscrizione | Votanti | Sezioni | Si | No | Bianche/Nulle |
|---|
| REGIONALE | 15,57% 228.439 | 1.793 su 1.793 | 32,08% (72.404) | 67,91% (153.258) | 1.120 1.656 | | Cagliari | 16,90% 81.621 | 556 su 556 | 31,01% (25.037) | 68,98% (55.687) | 361 536 | | Nuoro | 16,83% 24.442 | 181 su 181 | 32,37% (7.824) | 67,62% (16.346) | 104 168 | | Oristano | 15,54% 23.723 | 210 su 210 | 29,67% (6.936) | 70,32% (16.438) | 135 214 | | Sassari | 14,82% 43.843 | 371 su 371 | 39,32% (17.011) | 60,67% (26.247) | 262 323 | | Medio campidano | 14,33% 13.287 | 112 su 112 | 39,59% (5.173) | 60,40% (7.893) | 88 133 | | Carbonia iglesias | 14,37% 17.180 | 143 su 143 | 27,82% (4.730) | 72,17% (12.270) | 71 108 | | Ogliastra | 15,29% 8.075 | 68 su 68 | 26,78% (2.132) | 73,21% (5.829) | 39 75 | | Olbia tempio | 12,97% 16.268 | 152 su 152 | 22,10% (3.561) | 77,89% (12.548) | 60 99 |
Dati aggiornati alle ore: 11:49 del 22/10/2007 www.regione.sardegna.it
| inviato da sgmediocampidano il 22/10/2007 alle 17:28 | |
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